L’ “ANTI-FRAGILITÀ” DEL VALUE

Schermata 2022-10-06 alle 12.56.50

In circostanze difficili è fondamentale separare ciò che non possiamo controllare da ciò che possiamo. Questo non solo ci permetterà di proteggerci, ma ci consentirà anche di uscirne più forti. Se ci concentriamo sulla gestione dei nostri risparmi, il “Value Investing” ci fornisce l’anti-fragilità.

Francisco Burgos López

Direttore delle Relazioni con gli Investitori Istituzionali

Stiamo vivendo uno dei momenti più convulsi della storia recente. Nonostante ci siano sempre state sfide nel corso della storia dell’umanità, sembra che, negli ultimi anni, non abbiano smesso di aprirsi nuovi fronti e ognuno più grave del precedente; populismo, Covid, squilibri economici e, non per ultimo, conflitti bellici in Europa.

In campo economico, che è quello che ci riguarda, fino a poco tempo fa le Banche Centrali hanno portato avanti politiche espansive molto aggressive, attraverso la stampa continua di nuovo denaro mantenendo a zero i tassi d’interesse. L’obiettivo era stimolare l’economia, cercare di mantenere i consumi a livelli elevati e raggiungere in seguito uno scenario inflazionistico, il che, per inciso, rende più sopportabili gli enormi debiti a carico dei singoli Stati. Il Covid ha chiuso le economie e generato uno squilibrio: da un lato ci sono i consumatori che continuano a spendere grazie al denaro gratuito che gli stati avevano loro concesso e, dall’altro, vi è un’offerta incapace di soddisfare la domanda. Ciò si è concluso con un aumento del prezzo dei prodotti a causa della loro scarsità, dando così inizio all’inflazione. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha aggravato le strozzature che ci trascinavamo dietro da anni, ha acuito l’inflazione e ha rivelato un’altra grande inefficienza del sistema che era stato impostato negli ultimi anni: la riduzione della capacità di estrazione di petrolio e gas causata dalla carenza di investimenti infrastrutturali nel settore, con il conseguente aumento dei prezzi di entrambe le materie prime.

Bilancio della FED 2002-2022 (Bn$)
Bilancio della BCE 2002-2022 (Bn$)

Sentiamo i politici e i media incolpare l’Ucraina, la Russia o il Covid per l’inflazione galoppante e per l’impennata dei prezzi dell’energia. Sebbene sia vero che si tratta di situazioni impossibili da prevedere, è chiaro che cercare di mettere ordine a qualcosa di caotico e imprevedibile come l’economia, tende a provocare l’effetto opposto a quello desiderato e finisce per produrre un caos ancora maggiore. Come diceva Terry Pratchett, il caos sconfigge sempre l’ordine perché è meglio organizzato. A questo bisogna aggiungere anche il grande indebitamento degli Stati, che noi cittadini contribuiamo a mitigare attraverso le tasse.

Da quanto sopra si possono trarre due conclusioni: in primo luogo, il tentativo di controllare il caos porta spesso a squilibri più ampi nel lungo periodo. In secondo luogo, se coloro che prendono le decisioni guardano solo ai propri interessi personali, probabilmente non prenderanno le decisioni migliori per noi. Un chiaro esempio è vedere come, giorno dopo giorno, molte delle azioni dei politici non siano volte alla ricerca del bene comune ma ai propri interessi elettorali.

Ora, anche se la situazione sembra complicata e senza ritorno, come risparmiatori dobbiamo preoccuparci di ciò che possiamo controllare. È nostra responsabilità cercare di trovare un modo per navigare sereni in questo caos e cercare non solo di proteggerci, ma di trarne profitto. È qui che entra in gioco il concetto di “anti-fragilità” coniato da Nassim Taleb. L’anti-fragilità è la virtù di uscire beneficiati e rafforzati da situazioni avverse. Mentre il resiliente si limita a sopportare le avversità, l’anti-fragile ne approfitta. Quindi, in questo caso, dovremmo trovare un modo per rendere i nostri risparmi “anti-fragili”, tutelando così i nostri investimenti in un contesto economico avverso e tassi d’interesse elevati (e con segnali di ulteriori aumenti in futuro).

Per cercare di raggiungere questo obiettivo, prima di tutto è importante avere la giusta prospettiva. Per quanto le cose sembrino andare male, la specie umana finisce sempre per superare le avversità. In campo economico, il dato che meglio rispecchia questa affermazione è che tra il 1961 e il 2021 ci sono stati solo due anni in cui il mondo non è cresciuto: il 2009 e il 2020. Da ciò si può concludere che, per quanto male possano andare le cose, riusciamo sempre a crescere.

In secondo luogo, abbiamo già vissuto situazioni simili in passato; infatti, l’evento macroeconomico più rilevante della seconda metà del XX secolo è stata la Grande Inflazione, periodo che ha molti parallelismi con quello attuale. In quasi due decenni (dal 1965 al 1982), il sistema monetario globale della Seconda Guerra Mondiale è stato abbandonato, ci sono state quattro recessioni, due gravi crisi energetiche e controlli sui salari e sui prezzi (avvenimenti senza precedenti in tempi di pace). Sebbene a quel tempo i paesi non erano così indebitati, le circostanze, tuttavia, sono simili. Questa inflazione incontrollata è stata frenata quando la Fed, guidata da Paul Volcker, ha aumentato i tassi per contrarre la domanda e quindi frenare l’inflazione.

Tutto sembra quindi indicare che questi sono i due fenomeni che segneranno l’economia nel medio termine; inflazione e rialzo dei tassi. Come ci proteggiamo dall’inflazione? Ebbene, il modo migliore per farlo è attraverso la detenzione di beni reali (come le azioni), poiché, come si vede nel contesto attuale, sono in grado di mantenere il loro potere d’acquisto e di trasferire ai consumatori l’aumento dei prezzi.

Andando un po’ oltre, sappiamo anche che l’inflazione e gli aumenti dei tassi rendono i profitti futuri meno attraenti di quelli attuali. Pertanto, l’investimento value risulta un’opzione migliore rispetto all’investimento growth. In questo contesto, sembra più interessante investire in buone società che generano flussi di cassa oggi e quotano a prezzo di saldo piuttosto che investire in società growth, dove l’aspettativa di generazione di cassa è in un futuro più o meno lontano.

Un dato che conferma il buon comportamento degli investimenti value durante i periodi di inflazione può essere visto nel grafico seguente. Esso, infatti, mostra la relazione tra value investing e inflazione per decadi a partire dal 1920. In tutti i periodi con inflazione superiore alla media storica (tra il 3 e il 4%) vediamo che il value investing ottiene i risultati migliori:

Relazione tra l’inflazione e il Value per decadi dagli anni ’20 al 2010

Infatti, se si analizza la redditività degli asset negli anni ’70, un periodo simile a quello attuale con l’aggiunta della stagflazione (stagnazione dell’economia durante i periodi inflazionistici), in quest’ordine si trovano gli asset che hanno ottenuto una maggiore redditività; energia, value investing e società a bassa capitalizzazione:

Rendimenti degli asset negli anni ’70 – % del rendimento nominale totale annualizzato

A Cobas AM siamo ben protetti, poiché le tre categorie con i migliori rendimenti sono il “core” del portafoglio. Ma come siamo arrivati ​​a questa composizione del portafoglio? Opportunità? Fortuna?

Il motivo è la filosofia e il processo di investimento. Investire con un orientamento a lungo termine in società che oggi generano flussi di cassa con buoni ritorni sul capitale e con livelli di indebitamento controllati, ci permette di creare portafogli ottimali in ogni situazione di mercato.

Anche se i nostri fondi possono subire correzioni o commettiamo un errore nella valutazione di una determinata società, con una prospettiva a lungo termine il portafoglio non solo sarà in grado di affrontare i periodi di incertezza, ma ne uscirà più forte, ottenendo buoni rendimenti. Possiamo dire di avere un portafoglio “anti-fragile”, che non solo resiste ai periodi avversi, ma che ne esce anche più forte. Quest’anno è un buon esempio dell’anti-fragilità del nostro portafoglio, poiché, quando il mercato affronta grandi correzioni, noi otteniamo una redditività positiva. Anche se è vero che al momento si tratta di una mera ripresa, la solidità del portafoglio e l’assoluta convinzione che abbiamo dei titoli presenti al suo interno da più di cinque anni ci rende molto ottimisti per il prossimo futuro. Riteniamo che sia giunto il momento per il lungo termine di iniziare a ripagare il buon lavoro svolto dal team di investimento.

Da quanto sopra si possono trarre diverse conclusioni. La prima è che, per quanto brutte possano sembrare le cose, c’è sempre spazio per l’ottimismo. Se ci concentriamo sulla gestione dei nostri risparmi, il “Value Investing” ci fornisce l’anti-fragilità. Non è solo una buona opzione di investimento in qualsiasi momento del mercato (sempre con una visione a lungo termine), ma ci permette anche di affrontare con più serenità i momenti più bui e incerti, sovraperformando il mercato durante i contesti più complessi dell’economia.