In che modo la pandemia ci ha colpito come investitori

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Abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare, di relazionarci e anche di investire

13/05/2022

Marta Polanco

Relazioni con gli investitori

3 minuti

A questo punto, abbiamo tutti segnato sul calendario della nostra vita un prima e un dopo l’avvento della pandemia. Abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare, di relazionarci e anche di investire.

L’impatto sull’economia globale ha costretto i governi e le banche centrali di tutto il mondo a intervenire in modo massivo.

Ma come ha influito tutto ciò su di noi come investitori? Com’è cambiato il mondo degli investimenti?

Prima della pandemia ci trovavamo in uno scenario in cui grandi afflussi di capitali andavano verso le società growth, seguite dal mercato con grande interesse, che presentavano una sopravvalutazione, a nostro avviso, ingiustificata. Per contro, questo scenario ha fatto passare in secondo piano le società value, nonostante fossero di buona qualità, ben gestite e con vantaggi competitivi sostenibili nel tempo, accentuando sempre di più il gap tra value e growth.

E poi il COVID 19 è entrato nelle nostre vite e, all’improvviso, il mondo sembrava essersi fermato. Ritrovandosi confinati per mesi, gran parte degli individui, che fino ad allora non avevano mai pensato di investire, iniziarono a farlo.

Il lockdown ci rinchiuse tutti in casa e, di conseguenza, ci ritrovammo spesso online. Col passare dei mesi, l’intera società, sicuramente travolta dalla noia o stanca di guardare Netflix tutto il giorno, si ritrovò con più tempo e con più risparmi accumulati e così molti individui iniziarono a investire online, nella maggior parte dei casi con fini speculativi. Ciò si tradusse in un aumento del numero dei nuovi investitori al dettaglio che smisero di passare in secondo piano agli occhi delle grandi società d’investimento.

Fu proprio nelle fasi iniziali della prima ondata che si registrarono forti incrementi del numero di investitori, in concomitanza con l’inizio della correzione del mercato azionario. Infatti, nei giorni di maggior calo dell’IBEX 35, si verificarono i maggiori incrementi (circa 9.000 nuovi investitori ogni giorno, contro i 1.630 del pre-pandemia, secondo i dati Inverco).

Ciò significa che, in un anno segnato dalla crisi sanitaria, gli investimenti collettivi in ​​Spagna raggiunsero un record storico, con una crescita di 23.255 milioni (il 4,6% in più rispetto a 2019).

I risparmi accumulati durante il lockdown, così come l’utilizzo delle nuove tecnologie applicate alla finanza, furono aspetti fondamentali che assicurarono l’ingresso in gran numero di investitori retail in molte società growth.

E poi finalmente arrivò il tanto atteso annuncio dei vaccini contro il virus, già nel novembre 2020, in coincidenza con la riapertura dell’economia, producendo una rotazione degli asset in favore delle strategie value. La ripresa economica, unitamente alle aspettative di inflazione, fece sì che gli investitori iniziarono a investire in questa tipologia di società, provocando un ribilanciamento verso le gestioni patrimoniali di tipo value, che sembravano pronte a diventare le nuove grandi protagoniste del mercato, cambiando così lo scenario che aveva prevalso fino ad allora.

Tuttavia, per alleviare gli effetti negativi di un’economia indebolita dopo lo scoppio della pandemia, le principali banche centrali mondiali furono costrette ad attuare politiche monetarie ultra espansive, portando l’offerta di moneta globale a livelli record. Questo finì per causare un aumento generalizzato dei prezzi, con le stesse istituzioni che affermavano che si sarebbe trattato di qualcosa di temporaneo.

Di fronte a questo messaggio, gran parte del mercato concluse che l’aumento dei prezzi si sarebbe normalizzato in pochi mesi e che, quindi, le banche centrali non avrebbero dovuto alzare i tassi di interesse o porre fine alle loro politiche monetarie ultra espansive.

Seguendo questo ragionamento secondo cui le cose non sarebbero cambiate, i principali asset che avevano registrato buone performance negli ultimi anni, come le società growth, ottennero nuovamente buoni rendimenti durante l’anno. E così nel 2021 non si concluse la timida rotazione da growth a value iniziata a fine 2020.

Tuttavia, i dati mostrano che l’inflazione sta battendo livelli record, raggiungendo l’8,4% in Spagna lo scorso aprile, la cifra più alta degli ultimi 37 anni. Ciò ha reso più costosi la maggior parte dei beni e servizi di base, inclusi cibo e carburante, nonché l’andamento dei prezzi dell’energia.

L’inflazione ha come effetto quello di ridurre il valore dei risparmi e dei salari (perdita di potere d’acquisto), in più rende i prodotti e i servizi meno competitivi e aumenta l’insicurezza finanziaria dei singoli individui. Dal punto di vista delle classi di asset, la correlazione positiva tra rendimenti e inflazione significa che attivi come le azioni, soprattutto in un ambiente inflazionistico, presentano performance migliori rispetto ad altri tipi di asset come le obbligazioni o le valute. Stiamo osservando che questa situazione, all’interno dei mercati azionari, sta punendo le strategie growth, le cui valutazioni sono state supportate soprattutto dalla politica monetaria ultra espansiva attuata dalle banche centrali e dai tassi di interesse ai minimi prima dell’avvento dell’inflazione. E, dal momento che le strategie growth prestano poca attenzione ai fondamentali delle società (al contrario delle strategie value), molte di queste aziende attualmente sono state, e continuano a essere, gravemente penalizzate dal mercato con cali del 30-40% da inizio anno.

Storicamente e in generale, nei periodi inflazionistici i titoli value hanno registrato performance migliori, poiché in queste condizioni gli utili futuri, che le società prevedono di conseguire, perdono di valore rispetto agli utili attuali, aumentando l’attrattiva del value rispetto al growth.

Correlazione tra l’inflazione e il Value per decadi dal 1920 al 2010

A lungo termine, le azioni si sono rivelate l’unico asset che riesce a battere l’inflazione. Pertanto, a Cobas AM, siamo convinti che il modo migliore per tutelare i nostri risparmi sia investire in azioni, in buoni business che generano flussi di cassa oggi e che sono quotati a prezzo di saldo rispetto al loro valore intrinseco. Ciò richiede una profonda conoscenza delle società in cui investiamo.

Insomma, sembra che tutto ciò che ci circonda abbia influenzato il modo in cui investiamo. La pandemia, e più recentemente la guerra tra Ucraina e Russia, ci ha insegnato a resistere all’incertezza e alle tendenze speculative che hanno dominato il mercato azionario, sottolineando l’importanza di prendere le giuste decisioni di investimento per proteggere i nostri investimenti a lungo termine.